Palestra Itália, orgoglio tricolore in terra brasiliana

di Vincenzo Fratta

estratto dall'articolo della rivista "Area", aprile 2012

Il 26 agosto del 1914, a San Paolo, alcuni dirigenti delle Industrie Riunite Marrazzo costituirono una squadra di calcio espressione della comunità italiana in Brasile, che in pochi anni arrivò a dominare il campionato.

Oggi si chiama Palmeiras, ma lo stadio porta ancora l'antico nome: Palestra Itália.

Pochi sanno che un ruolo determinate per lo sviluppo del calcio brasiliano fu svolto nelle prime decadi del secolo scorso da una squadra espressione della comunità italiana immigrata a San Paolo, la Palestra Itália.

Nei primi anni del Novecento, il calcio era approdato in Brasile dall’Inghilterra, come uno sport d’elite, praticato dai figli delle classi agiate della società paulistana e dai rampolli dei ‘manager’ delle società straniere, soprattutto inglesi e tedesche, che avevano i loro affari in Brasile. A seguire il campionato, dove si affrontavano una decina di formazioni tra le quali l’Athletico Paulistano, il Mackenzie, l’Athletico Ypiranga o il Wanderers riunite nella Associação Paulista de Sports Athleticos (Apsa), non c’erano le odierne moltitudini di torcedores, ma soltanto il più o meno vasto giro di amicizie che gravitava intorno ai giocatori e alle loro influenti famiglie. Era insomma uno spettacolo riservato alle classi alte della società dell’epoca.

Naturalmente in forma amichevole si giocava un poco al calcio anche nei quartieri popolari. Non faceva eccezione la numerosa comunità italiana immigrata nello stato di San Paolo che aveva formato anche alcune squadre: Ítalo Team, Bersaglieri F.C., Athletico Itália, S.C.Fiorentina, Centro Recreativo Sportivo Piemonte, A.A.Firenze, S.C.Savoia.

Francesco Matarazzo, fondatore delle Industrie Riunite MatarazzoFrancesco Matarazzo, fondatore delle Industrie Riunite MatarazzoAl momento di decretare la fine della schiavitù nel 1888, il Brasile aveva deciso di puntare sulla manodopera italiana per sostituire i negri nella coltivazione del caffé. Furono costituite delle vere e proprie agenzie di collocamento con il compito di favorire la trasferta oltreoceano di interi nuclei familiari, presentando loro una realtà lavorativa e una prospettiva di vita molto meno di dura di quella che effettivamente si trovarono ad affrontare. Nel periodo di massima immigrazione tra il 1887 e il 1902 si calcola che oltre un milionecentomila italiani provenienti un po’ da tutte le regioni sbarcarono nei porti brasiliani di Santos (San Paolo) e di Rio.

Dopo i primi anni durissimi nelle fazendas, o nell’altrettanto pesante lavoro delle prime fabbriche, gli italiani cominciarono ad esercitare anche il commercio ambulante e ad aprire proprie botteghe artigiane. Tra gli immigrati italiani non mancavano tuttavia persone che salivano rapidamente nella scala sociale, fra i quali una minoranza di imprenditori che arrivarono ad avere successo in quasi tutti i settori, il più noto dei quali è l’industriale Francesco Matarazzo.

Proprio alcuni quadri delle Industrie Riunite Materazzo, dopo aver assistito nel 1914 ad una trasferta brasiliana delle squadre italiane del Pro-Vercelli e del Torino, maturarono l’idea di costituire una squadra di calcio che fosse espressione della comunità italiana. Il 26 di agosto del medesimo anno, per iniziativa di 46 soci, nasceva così la Palestra Itália. La scelta della sua divisa non poteva che richiamare il tricolore: pantalonici e calzettoni bianchi, maglia verde con le maniche e il collo bordati di rosso.

La Palestra Itália avrebbe voluto partecipare già al campionato del 1915 ma la sua iscrizione fu accolta dall’Apsa soltanto l’anno successivo. Nel primo anno di attività potè quindi effettuare soltanto una serie di partite amichevoli. Dopo quella di esordio il 25 gennaio 1915 contro lo Sport Club Savoia di Votorantim (vinta per 2-0) e quelle giocate in altre cittadine nei dintorni di San Paolo con l’intento di farsi conoscere dalla nostra comunità immigrata, il 29 giugno la Palestra affrontò per la prima volta una squadra affiliata all’Apsa, il C.A.Paulistano in una partita di beneficenza a favore della Croce Rossa Italiana.

La squadra campione nel 1920La squadra campione nel 1920
Il disegno strategico dei dirigenti della Palestra Itália era duplice: dimostrare la sua volontà di entrare a far parte del calcio «ufficiale» e cominciare ad aggregare intorno a se la comunità immigrata, più che mai sensibile, con l’Italia impegnata nella prima guerra mondiale, al richiamo del sentimento nazionale. D’ora in poi la Palestra non metterà più in calendario partite amichevoli con le compagini dilettantesche italiane, in quanto la sua ambizione sarà quella di rappresentare di fronte alla società paulistana l’intera comunità italiana. In campo sportivo era infatti possibile confrontarsi a parità di condizioni con l’elite della città, circostanza che a quel tempo nessun altro settore della vita sociale riservava all’immigrante italiano. Per la nostra comunità immigrata si apriva così la possibilità di lasciar trasparire le proprie origini e la sua italianità di fronte ad una società di accoglienza che ancora ne disconosceva il valore, ma che i giocatori italiani si stavano apprestando a dimostrare sul rettangolo di gioco.

Dal suo esordio nel campionato il 13 maggio 1916 (1-1 contro il Mackenzie) la Palestra Itália fu seguita sulle gradinate degli stadi da un numero sempre maggiore di tifosi italiani provenienti in massima parte dai quartiere periferici e popolari di Brás, Bexiga e Barra Funda nei quali vivevo i nostri connazionali. Una circostanza che provocherà sconcerto nell’entourage delle squadre concorrenti e irritazione nella stampa sportiva che per molti anni cercherà di sminuire la forza e i risultati della Palestra.

I successi infatti non mancheranno. La squadra «italiana» è seconda nel 1917, 1919 e 1926, vincendo lo scudetto nel 1920 e nei tre anni consecutivi 1932, 1933 e 1934.

La squadra fondata dagli immigranti italiani dopo aver contribuito in maniera rilevante alla popolarizzazione del calcio brasiliano ne favorisce il suo sviluppo professionistico che viene ufficialmente decretato nel 1933. Mentre i figli della elite paulistana potevano giocare senza percepire uno stipendio, altrettanto non possono fare i figli degli immigrati italiani che essendo dei lavoratori dipendenti, necessitano di un salario per potersi dedicare a tempo pieno all’attività sportiva.

L’epopea della Palestra Itália termina, o meglio, si trasforma radicalmente nel 1942. In quell’anno il Brasile, forzato dagli americani, entra in guerra contro l’Asse. Le comunità italiana, tedesca e giapponese devono soffrire censure, privazioni e rappresaglie, fra le quali l’obbligo per ogni tipo di organismo, scuola o associazione di rinunciare a tutti i «richiami» con la madreapatria. La squadra di calcio «italiana», mantenendo i pantaloncini bianchi e la maglia verde della sua divisa, perde così le bordature rosse, e si trasforma nella Sociedade Esportiva Palmeiras.

La sua storia dunque non si interrompe. Il Palmeiras è tutt’oggi una delle più importanti squadre del campionato brasiliano, vincitrice almeno una volta di tutte le competizioni nazionali che ha disputato. Tra i suoi torcedores resta alta la percentuale di oriundi italiani, che nell’intero brasile arrivano a sfiorare i 30 milioni di individui, e tra i suoi sponsor non mancano le grandi aziende italiane che operano sul territorio brasiliano. A ricordo perenne dei gloriosi primi 27 anni di attività dell’odierno Palmeiras resta il suo Estádio, al quale si accende dalla avenida Francesco Materazzo. Costruito nel 1920 e più volte rimodernato, dal giugno 2008 è oggetto di un radicale rimodernamento che lo trasformerà in un grande impianto sportivo multiuso, l’Arena Palestra Itália.

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