Il volo dell’angelo: in Lucania il sogno diventa realtà

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di Maria Bellusci e Wellington Giardina - dicembre 2011

Quando si visita la Lucania ci si trova difronte ad un visione quasi accecante composta di colori e tinte forti come il giallo dei campi di grano e l’imponenza delle sue montagne. Questa terra conserva un cuore antico ed una bellezza selvaggia in cui tra le pieghe della sua natura è possibile scorgere i segni di un passaggio dalla tradizione alla modernità. La diga più grande d’Europa situata nella valle del Sinni,gli impianti di estrazione petrolifera dell’Eni nella Val d’Agri, e la miriade di pale eoliche disseminate, ne restituiscono un’immagine veramente suggestiva che parla di: ricchezza,spopolamento territoriale ma anche di energie rinnovabili e turismo ecosostenibile. Ed è visitando Castelmezzano e Pietrapertosa,due comuni dirimpettai, in provincia di Potenza e ad un passo da Matera che ci si trova difronte ad un paesaggio mozzafiato dato dalla bellezza paesaggistica di antiche rocce arenarie levigate violentemente dal vento, all’interno delle quali sono incastonate casine colorate poste a picco su una vallata suggestiva. E se lo sguardo è attratto dal fascino del vuoto, in una visone fiabesca, un cavo d’acciaio che spezza l’orizzonte e collega i due paesi ci ricorda come questo possa essere un elemento fortemente rappresentativo della modernità. Un modello moderno e sostenibile di turismo green, realizzato in un’area protetta quale quella del parco Gallipoli-Cognato, caratterizzato da un impatto ambientale pari a zero. L’attrattore che si pone come modello internazionale di eco-sostenibilità si chiama “Volo dell’angelo”. Un semplice cavo d’acciaio collegato ad un impianto ingegneristico,permette di realizzare in tutta sicurezza un viaggio tra cielo e terra tra le vette di Castelmezzano e Pietrapertosa da 1.020 fino a 858 mt dopo aver percorso ben 1.411 mt e raggiungendo una velocità massima di 110 km orari. Come tutti i viaggi anche “il volo dell’angelo” è composto di tappe: la partenza,l’arrivo,l’andata ed il ritorno. E quando si decide di fare quest’esperienza ci si accorge che ognuna di queste tappe ha una valenza simbolica importante,in cui il ritmo del tempo è scandito dal battito del cuore e lo spazio è padroneggiato dall’equilibrio del corpo. E così che di ritorno in Lucania regione dell’Italia del sud, nella mia terra di origine, dopo anni di vita altrove quest’estate ho deciso di compiere il mio rito di saluto al cielo ed alla terra in cui sono nata,liberando il corpo e lo spirito nell’oltre,in un vuoto dove ho accolto con sorpresa la calma dell’essere sospesi a più di 1.000 metri sul mondo, mentre come un falco sorvolavo una valle,degli sguardi e la mia voglia di infinito. La prima tappa inizia quando salendo le pendici delle dolomiti lucane tra i tornanti che costeggiano le montagne,ancor prima di arrivare all’impianto di partenza, si scorge quasi controluce nel vuoto della valle,un minuscolo corpo in movimento appeso ad un cavo che quando si avvicina al punto più basso, in controluce, sembra avere addirittura le ali. E’ li che si realizza veramente come il volo dell’angelo sia un’esperienza forte e non per tutti. Quando capisci che anche tu, al posto di quella sagoma alata, sarai sospeso nel vuoto. Dopo essere arrivati a Castelmezzano ed aver ritirato il biglietto prenotato già da giorni sul sito,aspettiamo la navetta che ci porterà alla stazione di partenza. I miei compagni di viaggio sono un gruppo di motociclisti arrivati dalla vicina provincia di Napoli,poi una coppia di romani ed un ragazzo che scopro essere arrivato fin dal Texas. Scesi dalla navetta compriamo subito dell’acqua, ci viene infatti consigliato durante la salita all’impianto di camminare piano e idratarsi spesso perché il percorso oltre ad essere lungo è molto ripido e soleggiato. Inizia così il viaggio verso la vetta,dove la terra è frammista sempre più alla roccia e l’aria é sempre più rarefatta. Dopo 50 minuti di cammino arriviamo alla stazione di partenza. Qui, troviamo una casina di legno, dove tra caschi ed imbracature inizia la vestizione dell’angelo. Chi sosta in piedi vicino all’amico con cui è arrivato,chi fuma la sua sigaretta e c’è chi addirittura fa qualche telefonata per avvertire dell’impresa che sta per compiere. Il momento più denso è senza dubbio quando una volta imbracati e con il casco,arriva il proprio turno per salire sulla pedana di lancio. Una pedana a ferro di cavallo con la parte di vuoto esposta sul precipizio dove un ragazzo collega i moschettoni dell’imbracatura del passeggero alla mastodontica carrucola d’acciaio a cui sarà appeso il corpo ed il respiro di ognuno di noi. Gli attimi che precedono la salita sulla pedana sono i più densi,quelli in cui sai che dopo tocca a te. E come tutte le volte in cui si fa qualcosa di delicato la cui riuscita richiede calma,controllo ed equilibrio, per una sorta di alchimia emotiva il corpo e lo spirito acquietano all’unisono la mente e le sue paure. Adesso tocca a me,salgo,mi sistemo in posizione orizzontale e mentre l’assistente aggancia tutti i moschettoni mi raccomanda di non aprire le braccia in volo e di assecondare il vento. Trattiene la spinta con il gancio più prossimo a lui,si collega alla radiotrasmittente con il collega che mi attende alla stazione di arrivo, e le sue ultime parole prima del volo saranno: il mio nome ed il peso. Sono sospesa su un filo che lega alla realtà il sogno più antico dell’uomo. Ho lo sguardo fisso nell’infinito,calma ed accettazione,al lancio il mio urlo è “la vita è bella” e con la forza del vento sul viso, come un rapace, sono libera nel vuoto,su una fune che oscilla,appesa ad una carrucola che dondola, assecondando l’equilibrio tra peso del corpo,forza del vento e pendenza del cavo. La mente è lucida e vigile, assapora le immagini senza retropensieri ed è impressionantemente presente nell’adesso,perché è consapevole di vivere un’esperienza unica. Quando si arriva a metà percorso li dove il corpo è in una sospensione pari a 1.020 metri si è coscienti della propria piccolezza e di quanto l’atto che stiamo compiendo sfidi per mezzo della nostra volontà la natura e le sue leggi. A meno di qualche metro dalla stazione di arrivo c’è una specie di torre di legno ad aspettarci, ed é li che la nostra corsa nel vuoto si arresterà grazie all’impatto della carrucola su un sistema di cuscinetti che ammortizzano il corpo in arrivo, causando un contraccolpo brusco ed allo stesso tempo emozionantissimo. E quando l’assistente ti aiuta a riposare i piedi a terra mentre il corpo continua a vacillare, hai voglia di risalire sopra e volare ancora. Difatti il secondo volo quello di ritorno effettuato da un’altra stazione ha sicuramente un gusto diverso,e non è sicuramente uguale all’andata non solo perché ha una pendenza diversa dovuta alla collocazione del cavo in un punto differente della valle, ma perché come dice la massima zen “non ci si bagna due volte nello stesso fiume”. Il limite che la natura ha posto all’uomo vanta infiniti tentativi di superamento e credo che se Icaro fosse stato li con me, sicuramente oltre a non aver sfidato gli dei volando fino al sole come la leggenda narra, si sarebbe innamorato anche lui della Lucania,perché quando si arriva qui si sente la forza pulsante di un cuore antico tra terra e cielo.

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