Furto legalizzato ai pensionati all'estero


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Da una lettera a "Il Messaggero" - ottobre 2011

Egregio Direttore, La prego di concedermi, attraverso il Suo giornale, di illustrare all’opinione pubblica ed a tutti i politici che dovrebbero curare e tutelare gli interessi di noi pensionati italiani residenti all’estero, la paradossale situazione che mensilmente vede ingiustamente decurtate le nostre modestissime pensioni.

Siamo decine di migliaia di pensionati sparsi in tutto il Mondo, che da anni risiediamo stabilmente all’estero. Molti di noi non sono piú tornati in Italia da 10-15 anni. Altri, dopo aver abbandonato l’Italia, sono deceduti all’estero senza essere mai piú tornati in Patria. Eppure, malgrado ció, ogni mese vengono trattenute dalle nostre pensioni l’IRPEF (che va allo Stato italiano), L’IRPEF regionale e l’IRPEF comunale. Noi tutti riteniamo che le imposte di cui sopra, siano OBIETTIVAMENTE ingiuste.

Noi non fruiamo di nessun servizio statale, comunale e regionale. Perché dobbiamo pagare per dei servizi che NON riceviamo?

Inoltre, noi residenti all’estero, abbiamo l’obbligo di iscriverci all’A.I.R.E. (Albo Italiani Residenti Estero) presso i consolati italiani. L’iscrizione in detto albo, ci esclude AUTOMATICAMENTE dal sistema sanitario pubblico italiano e da tutti gli altri servizi gratuiti. In caso di un nostro BREVE rientro in Italia, siamo senza alcuna assistenza sanitaria pubblica.

Essendo noi degli emigranti, nelle nazioni di nostra residenza non abbiamo nessuna tutela sanitaria pubblica; dobbiamo pagare tutto, ma proprio tutto. Nella descrizione delle fatture mediche che ci pervengono (dopo averle giá pagate), ci vengono addebitati perfino la siringa per la puntura ed il cotone e l’alcool per disinfettarci.

Esistono assicurazioni sanitarie private, ma per gli ultrasessantenni i costi di tali polizze sono probitivi. Mediamente, si paga l’quivalente di circa 700-800 Euro al mese.

Nel 2004 dovetti sottopormi a delle terapie intensive (per combattere un cancro) presso l’Ospedale San Raffaele di San Salvador (in Brasile). É un ospedale costruito dal governo italiano negli anni ’60, e gestito (o forse di proprietá) dalla societá San Raffaele di Milano. Molto probabilmente, quell’ospedale é stato costruito anche con qualche miliardesimo delle mie imposte pagate per anni in Italia. Quando andai a chiedere il ricovero, credevo di essere esonerato o esentato almeno da una gran parte dei costi. Invece dovetti pagare ANTICIPATAMENTE l’intero importo, che ammontava a circa 5.800 Euro. Pagare o morire. La borsa o la vita.

Il mio caso purtroppo, non é un caso isolato. Molti altri pensionati avrebbero altre storie forse peggiori da raccontare. Quando si é avanti negli anni o quando si superano i 60 anni (anche se in Italia c’é qualche 75enne che crede ridicolmente di essere un bel ragazzo 18enne, creando anche disagio a noi emigrati), gli acciacchi, i malori e le malattie sono sempre in agguato. Malgrado ció, paghiamo sempre tutto noi stando in religioso silenzio. É il silenzio degli innocenti.

Alla luce di quanto sopra, sollecitato anche da altre migliaia di pensionati residenti all’estero, chiediamo al Presidente della Repubblica, al Capo del Governo, al Ministro degli Esteri ed a tutti coloro che possono intervenire, di eliminare questa palese ed evidente ingiustizia nel sottrarci mensilmente l’IRPEF statale, l’IRPEF regionale e l’IRPEF comunale che, nel nostro caso specifico, pur essendo scritto IRPEF in realtá si legge FURTO.

Chiediamo inoltre che anche a noi italiani residenti all’estero, venga applicato lo stesso principio di tutela della salute, applicato agli stranieri residenti in Italia. Ossia, chiediamo l’erogazione gratuita di servizi sanitari essenziali (visita medica di base, ricovero ospedaliero e medicinali salvavita).

Sperando che tale accorato appello venga positivamente accolto dai politici e dalle autoritá competenti, colgo l’occasione per augurare a tutti un futuro migliore.

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