Uniti per un Brasile migliore

Di Sandro Incurvati - 22 giugno 2013

La democrazia non ha frontiere, e così anche la lotta per la democrazia. Sono italiano abitante in Brasile, da un mese in Italia per motivi di lavoro. Mai come in questi giorni sto leggendo su internet gli articoli dei giornali brasiliani; ma non a causa della Confederation Cup, che pur sta destando il mio interesse di sportivo e tifoso. E' il risveglio del "gigante brasiliano" che mi sta appassionando e emozionando: sapere che centinaia di migliaia di brasiliani hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a urlare "BASTA", mi inorgoglisce e mi fa percepire che finalmente il Brasile può considerarsi realmente un "paese emergente", il Brasile che 8 anni fa ho eletto come mia seconda patria, dove vivo, lavoro, amo, combatto, credo.

Unidos por um Brasil melhor

A democracia não tem fronteiras, assim como a luta pela democracia. Sou italiano residente no Brasil, e há um mês estou na Itália por razões profissionais. Nunca, como nestes dias, li tanto, na internet, artigos de jornais brasileiros; mas não por causa da Copa das Confederações, que até está fazendo renascer em mim o interesse esportivo e de torcedor. É o "gigante brasileiro" que acordou e está me emocionando: saber que centenas de milhares de brasileiros abriram os olhos e começaram a gritar “CHEGA”, me orgulha e me faz perceber que finalmente o Brasil pode se considerar realmente um "país emergente", o Brasil que há 8 anos elegi minha segunda pátria, onde vivo, trabalho, amo, luto e acredito.... continua

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Purtroppo, a causa del mio attuale viaggio in Italia, non posso partecipare alle manifestazioni di auto-affermazione del popolo brasiliano che si stanno svolgendo per tutto il paese. Ma sto seguendo tutto su internet, passo dopo passo, trascorrendo le mie notti a leggere i quotidiani brasiliani e i post nei social forum, sentendomi sempre più coinvolto nella lotta contro le malefatte di un sistema partitocratico corrotto, ingordo e ipocrita, che si preoccupa della "facciata" (miliardi spesi per le infrastrutture per i mondiali di calcio) e trascura i reali problemi dei cittadini (salute, educazione, sicurezza, etc). Non basta il PIL e le ricchezze finanziarie per fare grande un paese, c'è anche bisogno della ridistribuzione equa delle ricchezze fra tutti i cittadini (e non solo fra quelli che comandano) in termini di benessere e qualità della vita.

In un ranking stilato dal Global Index of Cognitive Skills and Educational Attainment, il Brasile sta in una delle ultime posizioni in merito al sistema scolastico. Pur essendo il settimo paese al mondo per il PIL, è il 126esimo per il tasso di alfabetizzazione. Il sistema di salute pubblica è disastroso, gli ospedali sono un pessimo esempio di come un paese debba occuparsi della salute dei propri cittadini che non hanno i mezzi per pagarsi un piano di salute privato. La delinquenza e la corruzione dilagano, ingrassando chi, dalla caduta della dittatura in poi, è andato al potere teoricamente per fare un Brasile migliore. In Italia passa inosservato il fatto che, da quando Dilma Rousseff è stata eletta presidente due anni fa, ben sette ministri sono stati costretti alle dimissioni per corruzione. Nei nostri giornali non si parla che fra i padri storici della lotta alla dittatura, purtroppo abbiamo anche ereditato personaggi come Dirceu, coinvolto nell'arco di molti anni in ripetuti scandali di corruzione.
Ma non si tratta di mettere in discussione alcuni personaggi specifici o alcuni partiti politici, è l'intero sistema che non funziona. Chiunque vada al potere, la fine è sempre la stessa.
Adesso basta, il popolo si è "ROTTO IL CAZZO", vuole riappropriarsi del proprio paese, dei propri diritti, vuole mandare a casa per sempre le classi politiche che ci hanno governato e derubato negli ultimi decenni. La mia passione su questo argomento deriva anche dalla incredibile affinità che accomuna le sorti del Brasile e dell'Italia. Paesi differenti su continenti differenti, ma situazioni in tutto e per tutto simili, come i soldi sottratti ai cittadini e "mangiati" dal potere, leggi che proteggono chi comanda da processi o imputazioni. Ma c'è poi tanta differenza fra il "legittimo impedimento" della legge italiana e la "Pec 37" di quella brasiliana? Non sono in entrambi i casi dei tentativi per poter continuare a fare i propri comodi, evitando di andare in prigione?
Per questo motivo oggi sono andato a manifestare al Colosseo insieme agli amici brasiliani che abitano a Roma.

IL GIGANTE SI E' SVEGLIATO!”.
Spero che molto presto si svegli anche il gigante italiano.

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